Settimana di incontri e corsi formativi: come educatrici siamo tenute a frequentare un tot di ore di formazione all'anno, a volte anche su temi già conosciuti e trattati, questo perché ESSERE EDUCATRICE (o mamma, papà, animatore, baby sitter ...ognuno ci metta il ruolo che preferisce!) non può essere una mansione lavorativa ...
esso chiama in causa il nostro modo stare nel mondo.
E' un discorso molto complesso che nei percorsi di studi che ci accompagnano a questo lavoro cercano di essere sviscerati sotto molti punti di vista: ogni "azione" educativa mette in campo ciò che io penso di quella cosa lì.
Un esempio banale: decidere come stare a tavola (al nido, a casa, in mensa ...). Io come sto a tavola? Che cosa ritengo giusto rispettare a tavola? A partire dalle mie convinzioni darò delle regole, molto spesso senza che io sia consapevole di questo passaggio. Si fa così e basta.
Come educatrici ci viene chiesto proprio questo lavoro di "consapevolizzazione" dei propri presupposti, di "complessificazione" della realtà, perché se è vero che quasi nulla è ormai o bianco o nero, a maggior ragione quando parliamo di relazioni educative...
Quanto sono coerente con ciò che chiedo agli altri?
Quanto sono credibile nel mio essere punto di riferimento per qualcuno?
Tutte queste questioni, in realtà, riguardano ognuno di noi nel momento in cui viviamo e condividiamo la nostra vita con gli altri.
Farsi queste domande, provare a rispondere e ad OSSERVARSI, prima di guardare gli altri, è un lavoro al tempo stesso affascinante e spiazzante: ci vuole molta forza di volontà e spesso molta fatica per guardarsi con onestà e ci getta addosso un'enorme responsabilità nei confronti di chi vogliamo "educare".
Ma credo che mettersi in gioco in questo senso, almeno per chi lo vuol fare di lavoro, è indispensabile e doveroso.
" Tutto il problema si riduce qui, perché NON SI PUO' DARE CHE QUEL CHE SI HA."
Don Lorenzo Milani
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| Don Milani con un gruppo di ragazzi, da http://www.barbiana.it/ |

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